OUTSIDER

Strano, fuori dal comune, fuori dal coro, fuori di testa, fuori … forse non c’è una esatta traduzione del termine “outsider”. La definizione di Wikipedia è ancora più accattivante del termine stesso: “un outsider è la persona che si pone (o viene posta) al di fuori di un’establishment, ma viene anche sottolineata una pericolosa tendenza: “Caratteristica dell’outsider, oltre a rappresentare un elemento esterno nei confronti dell’establishment, è in alcuni casi quella di ostacolare l’operato dello stesso oppure agire contro di esso”.
Ecco, ora che ho consultato quel contenitore formidabile del sapere che è Wikipedia il termine in questione mi piace anche di più… e siccome qualcuno mi ha appiccicato amichevolmente questa etichetta, la faccio mia, e da oggi in poi me ne vanto pure. Ok, mi piace l’idea di essere (ma chissà poi chi lo è) o almeno di sembrare un’outsider, una fuori dalla massa, una che sta dentro le situazioni con un piede sì e uno no, una che viaggia un po’ sopra le righe. Esserci ma volare altrove, impegnarsi in ciò che si sta facendo ma tenere la mente impegnata in tutt’altro, senza peraltro sembrare distratti. E’ una dote, un talento da coltivare, ma non è detto che lo sappia fare. 
Outsider
E chi rappresenta poi questo “establishment” nella vita di noi piccoli esseri insignificanti? Non le grandi strutture governative, non il sistema che ci sovrasta ma sfugge alla nostra percezione quotidiana, ma i piccoli meccanismi sociali, il comune sentire, l’opinione dominante, quello che dice e pensa “la gente”. Vorrei che la mia opinione avesse sempre un senso, e vorrei poter avere un’opinione sensata su ogni argomento. L’outisider è ragionevolmente autorevole, non necessariamente autoritario, originale e mai banale, elegante ma deciso, silenzioso ma attento. Non si mescola nelle situazioni in cui si sente un pesce fuor d’acqua semplicemente per far piacere a qualcuno, non si adegua col sorriso a decisioni che ritiene ingiuste, si piega solo se intimamamente convinto che ci sia un vantaggio in quello che si sta per fare. Si stufa presto di chiacchiere banali, scivola difficilmente nel pettegolezzo, ma ha i sensi più pronti degli altri per non lasciarsi sfuggire nulla di ciò che gli accade intorno. La sua curiosità è insaziabile. Decide “a pelle” o “di pancia” e difficilmente si sbaglia, è per natura estremamente selettivo. Riesce subito a trovare qualche difetto nella persona che gli sta davanti, molto più difficilmente un pregio. Vorrebbe ribaltare il mondo e le vite degli altri con uno schiocco delle dita, o avere una bacchetta magica perchè vede esattamente molto al di là del proprio naso e saprebbe come aggiustare tante cose. Ma sa anche che per apprezzare quello che di buono la vita ci mette davanti, occorre accettare che poco o quasi nulla ci è dato di poter cambiare. Meglio godere delle piccole gioie della vita, sempre e solo con le persone giuste, e possibilmente senza far troppo rumore …
Il rischio, per l’outsider, è quello di non sentirsi mai bene o a proprio agio in alcuna situazione, di trovare sempre un po’ scomoda la sedia, non abbastanza morbido il cuscino, un po’ la sensazione di quando si dorme per la prima volta in un letto che non è il nostro. Il rischio è di provare ad un certo punto un senso di frustrazione, di incomprensione generalizzata e, in fondo, inutile. Almeno finchè qualcuno che lo conosce bene, fino nei recessi della sua mente un po’ distorta, non gli sussurra: “Outsider o no, e a noi vai bene così come sei …”. Sono in pochi quelli che gli si avvicinano, che reggono la sua presenza e la trovano piacevole, e a quelle persone l’outsider è profondamente grato. Anche se quelle persone fossero soltanto una, se l’outsider ama, lo fa in modo assoluto, proprio per il suo istinto altamente selettivo.

Detto tutto questo, non so se il titolo onorifico di outsider mi spetta, non possono essere che gli altri a giudicare. Forse siamo un po’ tutti degli outsiders, e speriamo che ogni nostro piccolo o grande sforzo per cambiare le cose, in qualunque ambito e in qualunque direzione si voglia “piegare”, ci renda speciali agli occhi degli altri. Forse è solo una forma di narcisismo. Forse occorre essere prima di tutto outsider di se stessi, prendersi un po’ meno seriamente, attaccarsi meno alle cose che ci sembrano così necessarie e invece sono tutti passatempi, lasciarsi scorrere il tempo addosso, tanto non siamo noi a far girare il Mondo. Mentre pensiamo a tutto questo, staccandoci da terra quel tanto che basta a non sentire più le scarpe ai piedi, ecco che ti accorgi che dall’alto della tua visuale quel Mondo che gira sembra un po’ più bello …

12004796_946621558725010_1770778092443693076_n

Annunci

Un pensiero su “OUTSIDER

  1. Effettivamente un po’ outsider lo sei per davvero. Per conto mio ho sempre pensato che tu fossi “speciale” (nel senso che esula dal “generale”) e questo mi ha indotto a guardare alla tua vita, alle tue scelte con stima, rispetto e, non lo nego, anche con un filo di affettuosa curiosità non priva di un’ammirata meraviglia. E quello che scrivi non ne è altro che la conferma!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...