Quanto tempo…

Problemi di tempo.

Il tempo che passa inesorabile e sempre più veloce, anche se in realtà le lancette viaggiano sempre allo stesso ritmo. Siamo noi che le avvertiamo più celeri, e molto dipende da come impieghiamo le ore. Il mio tempo attuamente si divide, per semplificare un po’, in tre grandi categorie: lavoro, casa e spostamenti.

Il primo “segmento” sono sei ore di relativa calma, per quanto calmo possa essere il lavoro, ma è comunque qualcosa di prestabilito, di routinario quanto basta per essere in qualche modo rilassante. Riesco anche a parlare con i colleghi, scambiare battute, raccontarci qualcosa. E anche i bisticci, i pettegolezzi e i malumori mi fanno sorridere, perchè significano che sono tornata “a regime”, cioè nel mondo dei lavoratori. Il rapporto con i pazienti è piacevole, ne ho ritrovati molti che già c’erano prima della mia assenza per maternità, alcuni invece non ci sono più, mentre ne ho conosciuti di altri nuovi. La Dialisi dopo due anni è sempre la stessa, le pompe girano più o meno allo stesso modo e il sangue non ha cambiato colore.

Il secondo segmento, cioè il tempo passato a casa o comunque con i miei è in questo momento faticosissimo, perchè la piccola è nella fase “cammino-ma-non-mi-stacco”, se avesse un contachilometri ai piedi ci stupiremmo di quanto spazio percorre al giorno, e noi insieme a lei di consequenza. In più il suo carattere curioso la spinge a cercare pericoli, anfratti, nascondigli, e ad essere natralmente attirata dagli oggetti più impensabili. Inutile dire che, con lei alle calcagna, è impossibile fare qualunque cosa che non sia sottomettersi alla sua volontà. E così arrivi alla sera, quando i suoi dolci occhietti si chiudono, che sei (sono) in uno stato catatonico per cui aneli soltanto al letto. E al silenzio, e allo stato di quiete in cui non si rende necessario piegarsi, inginocchiarsi, rannicchiarsi, gattonare, issare pesi come hai fatto tutto il pomeriggio.

Il terzo segmento di tempo è quello che dedico agli spostamenti necessari per andare al lavoro. C’è una cosa che mi ha stupito: quando abbiamo deciso di trasferirci sapevo che saremmo diventati pendolari per un tempo indefinito, e la cosa un po’ mi preoccupava. Credevo che il viaggio mi sarebbe pesato, che aspettare il treno, al freddo, la mattina presto, sarebbe stato un prezzo un po’ caro da pagare per aver trovato una casa lontano dal posto di lavoro. E invece… Invece no. O meglio, certo che fa freddo la mattina, e certo che molti treni sono anche in ritardo (maledetti loro!), ma la cosa che non avevo considerato era che, in questo modo, ho dei “ritagli” di tempo in cui riesco a fare una cosa impensabile, che a casa non avrei mai il tempo, e anche se lo avessi sarei continuamente inetrrotta da qualcuno che piange o chiede qualcosa… Leggere. Il treno è stato inventato per poter leggere in santa pace, secondariamente per spostarsi da un luogo all’altro. In un mese e mezzo che prendo il treno giornalmente mi sono già fatta fuori due libri:

cover (4)        Murakami è sempre piacevole, ha una scrittura così chiara, senza incertezze, senza ingarbugliamenti inutili, il tipo di scrittura che piace a me.    Limpida.

 

 

 

 

 

Fois invece è stata una scoperta: lo conoscevo di nome ma non avevo mai letto nulla, e questo romanzo mi ha conquistato. Ora mi tocca andare alla ricerca dei suoi altri libri… Mi sono appuntata delle frasi bellissime, perfette, che voglio conservare. Del suo stile mi piace il fatto che riempie il testo di immagini, similitudini “visive”, e questo rende tutto più vero, soprattutto quando si descrivono sentimenti e stati d’animo. Tutto diventa più comprensibile se lo si traduce in qualcosa che puoi figurarti nella mente, e le parole prendono vita.

 

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Bene, domani è lunedi…!!!

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Cortona #mipiaceperche

A volte qualcuno ha un’idea semplice e geniale, e qualcuno l’ha avuta in questi giorni nel mio paese, Cortona (AR): una pagina Facebook aperta, in cui chi vuole può dire la sua, postare una sua foto, o una foto di Cortona, e commentare perché ama il suo paese in questo periodo dell’anno, l’inverno.

Si tratta dell’iniziativa #mipiaceperche, la potete trovare sulla pagine Facebook “Cortona d’inverno”. A lanciarla è il Comune di Cortona tramite CortonaOnTheMove (www.cortonaonthemove.com), Associazione Culturale creata da qualche anno da un gruppo di giovani fotografi e altri professionisti e che ha dato vita ad una serie di mostre di grandi fotografi, richiamando a Cortona molti appassionati e turisti. CortonaOnTheMove è ormai uno degli eventi clou dell’estate cortonese, e anche l’edizione 2013 ha visto una grande affluenza di pubblico, vista la cura dell’allestimento e la scelta degli autori, che espongono materiale fotografico accattivante e apprezzabile da un pubblico molto vasto, non necessariamente istruito (come me) nel campo della fotografia artistica.

#mipiaceperche, così comincia ogni commento, e ogni testimone dice il suo perché, perché ama il silenzio, le stradine vuote, il clima rigido, o qualunque altro aspetto della stagione, i suoi odori, i suoni o i colori.

Guardateli, questi cortonesi poetici, romantici e ironici, parlano di un paese che si riposa, che si crogiola nell’intimità invernale, che ritrova il calore della famiglia, dei camini accesi come in atmosfere di altri tempi.

Parlano di chi ama ritrovarsi nelle osterie o nei circoli, a scambiarsi quattro chiacchiere con un bicchiere di rosso tra le mani. O di chi si dedica alla caccia o alla ricerca dei funghi.

Parlano di una comunità molto fiera, orgogliosa del lustro del proprio paese, e di un’amministrazione che cerca di promuovere iniziative dedicate a tutti, non solo ai visitatori che portano soldi in cassa, in una città che non si è completamente svenduta al turismo e trasformata in sua funzione esclusiva.

Parlano di un paese che sembra in attesa della “bella stagione”, quando invece a Cortona le stagioni sono tutte, diversamente una dall’altra, bellissime…

Telefilm che ho adorato – 2° parte

In periodi meno definiti ma piuttosto “spalmati” nel tempo c’è tutta una serie di telefilm che sono entrati a far parte della mia famiglia, come se veramente la Signora Fletcher o il Tenente Colombo fossero nostri parenti, tanta era l’assiduità con cui li seguivamo. Anzi, continuiamo a seguirli. I polizieschi e i gialli ci piacciono un sacco, a tutte le ore e in tutte le salse, e che importa se quella puntata l’abbiamo già vista cento volte e riconosciamo l’assassino appena viene introdotto nel racconto… Ne posso elencare un po’, ma la serie è lunga assai…In ordine di gradimento mi vengono in mente:

– La signora in Giallo, unica e intramontabile

– Colombo, che mia mamma ha sempre trovato “carino”, non so in che che senso

– C.S.I.

– Detective in Corsia

– Matlock

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Per chi fosse preso da un attacco di nostalgia, La Signora in Giallo va in onda ancora adesso, su Rete4 alle 13 ogni giorno…

Durante la mia prima gravidanza mi sono vista tutte le serie di LOST, e devo dire che era una storia veramente intrigante, piena di personaggi curiosi, le cui vite si intrecciavano l’una con l’altra; si scoprivano incroci impensabili in cui un dettaglio apparentemente insignificante della vicenda di uno tornava ad essere il punto di svolta in quella di un altro. Però credo che ad un certo punto gli autori della serie si siano lasciati prendere un po’ la mano dagli intrighi, dai continui salti temporali, dal “prima” del disastro, al “dopo” il ritorno dall’isola, e si sian persi loro stessi (d’altronde, di LOST si parla). La delusione dell’ultimissima puntata è stata enorme, non chiedetemi di raccontare la storia perchè credo di essermi smarrita molte puntate prima, ma ricordo che c’era un fiume di acqua miracolosa, e lì stava il segreto della vita perpetua del personaggio chiave, che poi era come se fosse un Dio… Insomma, una minchiata.

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La seconda gravidanza, invece, è stata segnata dal grande, grandissimo Dexter. Un mito. Numero uno dei telefilm di sempre. Se non avessi già assegnato il posto a Robbie Williams direi che Dexter Morgan sarebbe il mio uomo ideale. Chissenefrega se è un serial killer, con quel sorisetto diabolico e i gesti un po’ impacciati si fa perdonare tutto. E poi lui è un serial killer bravo, pensa te che potenza di persuasione ha il tubo catodico! Le scene sanguinose sono bellissime, tutti quegli schizzi di sangue, e la sigla, vogliamo parlare della sigla? Credo che da sola abbia vinto dei premi, meritatissimi. E si merita il link:

La conclusione, questa volta è impeccabile, lascia senza fiato ma non delusi, e lascia presagire che potrebbe anche esserci un seguito.

 

Su consiglio del mio notevole fratello, lo scorso anno invece mi sono gustata la serie MAD MEN. Anche questa, bellissima ma per ragioni diverse: non tanto per la storia e gli intrecci, che pure sono ben fatti, quanto per l’ambientazione, i colori, le scelte estetiche, il trucco, i vestiti, gli arredi, tutto quello che insomma si apprezza con gli occhi. I protagonisti sono uno più bello dell’altro, a cominciare naturalmente dal fichissimo Don Draper e da tutte le bambole che gli cadono ai piedi come pere cotte, dalla mogliettina isterica in poi. Agli amanti dello stile pin-up e dell’abbigliamento vintage verranno i brividi. Solo una considerazione: troppo alcool e troppe troppissime sigarette: io non sono una puritana, ma Don non fa un passo senza bicchiere, e tutti fumano come turchi…

 

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Amore

Prendersi cura degli anziani con amore e dedizione è qualcosa di commovente, perché si dà per scontato che lo so faccia con i bambini piccoli, come è dovere di ogni genitore. Invece con gli anziani è una forma di amore più profonda,  è riconoscenza per le cure che loro ci hanno dato tanto tempo fa. Ed è anche un modo per garantire loro una qualità di vita migliore possibile, o una buona morte. Una famiglia che conosciamo bene si sta prendendo cura della mamma quasi centenaria che sta morendo ma che ancora molla, ci siamo affezionati e la consideriamo come una nonna, ma mi  commuovono più delle sue condizioni gli occhi gonfi delle figlie che si alternano in ospedale giorno e notte, la accarezzano e la coccolano non potendo fare molto altro…c’è molto da imparare da persone come loro, e voglio dirglielo. Credo che lo scriverò…

Telefilm che ho adorato

 

Prima puntata

Oggi voglio parlare di alcuni telefilm che ho seguito, e per “seguito” intendo dalla prima puntata della prima serie fino all’ultimissima, quando rimani con l’amaro in bocca e la sensazione che una storia si sia conclusa. Nell’adolescenza, il primo che ricordo in ordine di tempo è “Twin Peaks”, ma credo di aver visto solo la prima puntata, dopo di che non ho dormito per giorni pensando al corpo di Laura Palmer avvolto nella plastica bagnata. Quindi no, questo non conta. A seguire: “Beverly Hills 90210”, epopea della famiglia americana in un’atmosfera molto più serena, tra innamoramenti e avventure di adolescenti. Anche io ero un’adolescente, e guardavo la puntata su Italia1 scambiando poi opinioni e commenti la mattina dopo con le compagne di scuola. Sui nostri diari appiccicavamo le foto ritagliate degli eroi del telefilm, con sopra delle scritte improbabili tipo “Dylan tvtb” o “Brandon fico” o simili. Ce li ho ancora, i diari di scuola, sono dei tomi altissimi dato che contenevano fogli, foglietti, figurine e quant’altro serviva a testimoniare le nostre esperienze, a renderle più reali agli occhi degli altri, o dei nostri stessi. Oggi forse, tutto quel materiale viene condiviso sui social network, ecco sì, i diari di scuola erano i social network degli anni ’90.

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Nel 1996 è sbarcato in Italia il telefilm “E.R. Medici in prima linea” che ha segnato un punto cardine, almeno per me, e chissà che non sia stato d’ispirazione per la scelta della mia professione. In realtà la vita ospedaliera nella fiction è in buona dose romanzata, edulcorata per attirare l’attenzione dello spettatore. La cosa più buffa è rivedere le scene delle emergenze: gli autori si sono prodigati affinchè gli attori, sempre calmi e sicuri di sé dessero l’impressione di avere tutto sotto controllo. I professionisti, medici, infermieri, tecnici, sono tutti a disposizione, così come ogni sorta di tecnologia e strumento: nella stessa stanza si riesce a fare un elettrocardiogramma, una tac, le trasfusioni di sangue arrivano in un nanosecondo cosi’ come i risultati degli esami. Dai carrelli della sala dell’emergenza spuntano tutti gli attrezzi possibili e immaginabili: dalla sega sternale all’endoscopio, dal catetere peritoneale alla protesi d’anca, tutto lì a portata di mano. E il bello è che il medico di Pronto soccorso sa fare tutto!!! Nella realtà che conosciamo è tutto diverso: i tempi sono estremamente lunghi, la burocrazia infinita, e in una stanza è già tanto se si trovano le cose che servono per praticare una prestazione alla volta. E comunque ti manca sempre qualcosa, o non hai l’oggetto della misura giusta, che si tratti di un ago, un catetere o un tubo. E’ così… Però E.R. era una figata, e George Clooney nelle vesti del pediatra… Che dire!

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